Conoscere sé stessi e conoscere il nemico.
Affronteresti una flotta di navi con la fanteria?
C’è un detto:
“conoscere l’altro e se stessi – cento battaglie senza rischi;
non conoscere l’altro e conoscere sé stessi – a volte, vittoria; a volte sconfitta;
non conoscere l’altro e non conoscere sé stessi- ogni battaglia è un rischio certo”.
TRADOTTO IN PRATICA:
Il primo nemico da combattere sono le nostre paure e le nostre insicurezze.
Questi fantasmi crescono con l’andare degli anni aumentando in proporzione alle nostre esperienze vissute.
Nota bene, se le esperienze aumentano è perché sono aumentate le “tranvate”.
Diversamente ci saremmo arrestati ad una o due storie e adesso non staremmo qui a parlarne ma a fare qualcosa di meglio.
Dai quindicianni (dodici per i precoci) in poi, la voglia di innamorarsi è una parabola in ascesa che di regola inizia la sua discesa alla prima “tranvata doc” che arriva tra capo e collo.
Da lì è tutto un pullulare di paure ed insicurezze su tutto ciò che regola i rapporti sentimentali.
Le paura più pericolosa si sintetizza nella frase “E’ come tutti gli altri”: concetto diffuso quanto soggettivo che esprimere la paura di rivivere esperienze negative già vissute ad es. un tradimento, l’abbandono, la trascuratezza, l’ignavia eccetera…
Ora, questa paura agisce negativamente sulle nostre possibilità di CONOSCERE perchè potremmo ostinare a volere una persona solo perché non abbiamo al momento alternative.
Perché questa paura mette in pericolo il nostro “esercito” (ossia le nostre risorse emotive)?
Ritengo che la paura possa offuscare la mente con il pregiudizio, non permettendoci di conoscere davvero chi abbiamo di fronte.
Devi capire con chi hai a che fare volta per volta, perché (purtroppo o per fortuna) gli uomini non sono tutti uguali.

Ora, è pur vero che bisogna saper tenere conto del valore dell’esperienza per non ricadere negli stessi errori, ma bisogna non scadere nel pregiudizio ed evitare il meccanismo di certi ragionamenti ad es “ecco, è scomparso all’improvviso come quel altro che poi non si è fatto più sentire, ergo…anche questo non si farà più risentire”.
Non è escluso che in effetti questo possa riaccadere, ma non è automatico.
Ogni battaglia ha un nemico a sé: un esercito e un terreno diversi, condizioni climatiche nuove e imprevedibili…ecco perché l’esito di ogni battaglia non è mai certo.
Con quale presunzione pensi che le tue vicende amorose si sottraggano alla regola della causalità dell’esistenza che tutto domina?
Le tue esperienze sono sempre una goccia insignificante di fronte al mare di variabili possibili della realtà.
Pertanto se non si ha la certezza di essere in grado di “far valore dell’esperienza” senza incorrere nel rischio di cadere nel pregiudizio, meglio non considerare affatto le esperienze passate.
Se ci pensi filava tutto più liscio quando eri alle prime armi.
Come il bravo condottiero affronta la nuova battaglia con lo spirito libero e la mente pura, così anche tu affronta la nuova relazione, tenendo ben presente che l’esito sarà meno incerto quanto più conoscerai te stessa e il tuo “nemico” .
RICORDA (repetita iuvant): L’OBIETTIVO E’ IL BENESSERE SENTIMENTALE NON UN CAZZONE QUALSIASI!
Con la mente devi avere chiaro l’obiettivo da raggiungere, ma con lo spirito non pensare a raggiungere o meno l’obiettivo.
Pensa solo a FARE BENE.
Finchè si è tesi a raggiungere un risultato non lo si otterrà.
E’ la legge dello sforzo inverso: in acqua chi tenta di immergersi, galleggia, mentre chi tenta di andare a galla va a fondo (…..pag.20).
Ogni azione deve essere finalizzata ad essere compiuta bene di per sé, agendo quindi senza tensione ma con naturalezza, senza cercare di immergersi né di galleggiare ma fluendo con l’acqua.
Sembra in contraddizione con la logica strategica ma in pratica si tratta di combattere senza l’ansia di vincere o perdere…senza l’ansia, il veleno dei sentimenti.
E se non si riesce a scrollarsi di dosso l’ansia, meglio non agire.
Insegna il Bushido “ il Guerriero combatte come se fosse già morto”. Non ti aspettare nulla in cambio delle belle azioni che fai…falle bene e basta.
Quando si attacca una fortezza, le energie vengono meno. Quando l’esercito viene esibito a lungo, la sua utilità nei confronti dello Stato si rivela inadeguata.
Effetti deleteri
Quando le truppe perdono vigore e lo spirito combattivo scema, le energie vengono meno e si esauriscono le risorse, gli altri signori feudali insorgono, approfittando di un deterioramento delle cose. Nonostante la nostra intelligenza non potremo rimediare alle conseguenze della situazione.
In effetti ho sentito parlare di strategie goffe e sbrigative, le quali però non possono essere osservate [laddove sia richiesto un uso] prolungato dell’ingegno. Sinora non è mai esistita una strategia che abbia richiesto il protrarsi della sua applicazione, e nel contempo sia risultata utile allo Stato.
TRADOTTO IN PRATICA:
Questo ci deve ricordare che “i dolci tormenti” (Dante) non sono innocui ma anzi risucchiano molte delle nostre risorse.
Pertanto non è consigliabile, per esempio, defaticarsi nell’ASSEDIO dei seguenti soggetti:
1) di un cazzone sposato (o genericamente impegnato), aspettando mesi od anni che lui lasci l’altra.
2) di un cazzone scansafatiche che non trova lavoro e non fa progetti concreti sul futuro;
3) di un cazzone che promette, promette, promette…qualsiasi cosa ma poi non la fa.
Nel caso non sei un’eroina della perseveranza.
Sei una disgraziata che sta facendo morire le sue truppe di fame, di sete, di malattie.
Fai del male al tuo regno.
Lo impoverisci nel presente….infatti dubito che tu abbia un bel aspetto, stressata come sei.
Ma soprattutto, lo stai privando del FUTURO…pensa a cosa accade davvero durante un assedio. Gli uomini vengono decimati, i giovani sono allora mandati a rinforzare le truppe, ma alla fine si distruggono intere generazioni…rimangono solo donne e vecchi. Ecco quindi che il futuro del regno è compromesso.
Attenta quindi al livello di energia (=truppe) che impieghi negli assedi.
Al primo segnale di disfatta, manda i tuoi uomini a casa dalle loro mogli.
Avvertimento:
Coloro che non sono del tutto consapevoli dei danni derivanti dall’applicazione delle strategie non possono essere neppure consapevoli dei vantaggi derivanti dalla loro applicazione.
TRADOTTO IN PRATICA:
Riassumendo: investi energie combattive solo se sei costretta e se ne vale la pena.
Diversamente inizia il logoramento.
Iniziano le pippe mentali che sono cosa ben diversa dalla pianificazione strategica.
Cercare di interpretare la sua dimensione interiore è un’impresa al si sopra delle tue risorse e come tale quindi deve essere abbandonata.
Ciò perché la persona che ti sta intruppando il cervello la conosci solo in una minima parte.
Come accennato in premessa, non stiamo parlando infatti del tuo compagno, ma di un tizio che di fatto, per quanto ti possa essere sembrata stupenda e rara l’affinità che hai provato in sua compagnia, è poco più che un estraneo.
Pensare quello che potrebbe pensare lui….energie sprecate.
Dare un significato a quello che ha fatto o non ha fatto….energie sprecate.
Chiedersi cosa ha provato/prova/ proverà lui……energie sprecate.
E aggiungo…
chiedere direttamente alla fonte cosa pensa o prova…risultato dubbio!
Quante volte sappiamo cosa vogliamo o sentiamo?
La consapevolezza che non è nemmeno in noi, non si può pretendere che sia negli altri…senza contare i bugiardi.
E’ proprio come quella pubblicità dell’antinfluenzale: “hai l’influenza? Due lezioni di tennis saltate, un cinema saltato, due cene saltate…” .
Curati con la strategia: prendi le informazioni che puoi avere, metti RAPIDAMENTE insieme la strategia e seguila. Cambiala solo se cambiano le condizioni oggettive, solo se intervengono FATTI (e non pugnette) e fatti RILEVANTI.
Coordinare le informazioni e capire la rilevanza di un fatto farà parte della tua capacità di essere una brava stratega o meno.
Dopodiché non devi pensare ad altro, avendo sempre con te la consapevolezza che c’è il rischio di perdere.