« Sigh no more, ladies, sigh no more;
Men were deceivers ever;
One foot in sea and one on shore,
To one thing constant never;
Then sigh not so,
But let them go,
And be you blithe and bonny;
Converting all your sounds of woe
Into hey nonny, nonny. »
w.s.
Premessa
Cosa centra la guerra quando si parla di amore?
Come si può osare parlare di strategia laddove l’ideale romantico impone freschezza e spontaneità?
Si può e si deve osare farlo, perché al di là dei miti, di fatto, tutti perseguiamo uno scopo: il benessere sentimentale.
Ed è uno scopo come gli altri, come un pozzo di petrolio, come un posto di lavoro. Per ottenerlo bisogna impiegare forze ed energie nella giusta quantità, bisogna quindi in una parola saper essere strateghi.
In fondo di questo si tratta: di dosare correttamente per ogni obiettivo l’impegno investito, né troppo né troppo poco.
Quante volte guardandoci indietro o guardando le relazioni attorno a noi abbiamo pensato “che spreco di tempo, di fatica, di lacrime…” ?
Errori di calcolo da sopravalutazioni o sottovalutazioni dell’obiettivo e dei mezzi impiegati.
Imparare a combattere per non logorare sé stessi in campagne fallimentari, significa prima di tutto accettare che all’inizio di una relazione ad un certo punto, superato l’idillio, ci troveremo l’un contro l’altro armati della volontà di “far andare le cose a modo nostro”.
Non mi sono inventata io il termine “conquistare qualcuno” in ambito affettivo. Né il detto “in amore e guerra tutto è lecito”.
E’ un dato di fatto: prima si vuole conquistare l’altro, poi dopo vengono tutte le storielle sull’armonia, la comprensione, la coppia, bla bla…
Ad esempio, pensi che per avere una relazione che sia quel “qualcosa in più” dell’avventura occasionale tu non debba lottare?
Nelle favole l’Amore vinceva draghi, streghe e malefici grazie all’ausilio della fata Turchina di turno.
Nella realtà i draghi (ossia le tue paure e le sue paure), le streghe (ossia le altre che a qualsiasi titolo si intromettano) e i malefici (ossia tutte le difficoltà che stressano il nostro essere, incluse le gratuite pippe mentali) sono da sconfiggere in una dura guerra, ed ogni guerra richiede strategia e valorosi guerrieri.
Pensa ancora ad un caso emblematico: all’inizio tutto fila liscio, vi trovate bene insieme, c’è un feeling speciale, forse-forse pensi che “non è come gli altri”. Poi, d’un tratto ecco i classici comportamenti anomali: le sue telefonate si diradano, è terribilmente impegnato e stressato e stanco, del tipo: “scusami, ma devo salvare il mondo”.
PENELOPE: NON UN ESEMPIO DI VIRTU’ MA DI CORNUTA PERDENTE
Non ha senso cercare di essere comprensiva e paziente come una moglie devota, come quel modello sballato che i secoli ci hanno tramandato: Penelope.
Mentre Penelope, prima abbandonata per la sete di conoscenza del mondo di quel nano infimo e peloso di Ulisse, resisteva al corteggiamento di aitanti giovani, belli e ricchi, lei, simbolo classico di fedeltà e di virtù, veniva ampiamente cornificata per tutto il Mediterraneo.
Giustamente Dante ha collocato il greco infame all’inferno.
Girone errato a mio parere, ma accontentiamoci.
Quindi, prima di tutto scrollarsi di dosso il peplo dell’incondizionata e cieca pazienza, e armati.
Perché “è stata dichiarata guerra”.
Se il tuo mondo, ossia le amicizie, il lavoro, la famiglia fosse il tuo Regno, sappi che è stato sferrato un attacco al tuo Regno.
Rifletti su come ti senti quando ti trovi in queste situazioni impreviste: tutto il tuo essere subisce gli effetti del tuo turbamento, anche l’aspetto fisico. Come detto immagina te stessa e il tuo mondo come un Regno.
Non solo devi difenderlo ma sarà tuo interesse anche renderlo più ricco e forte, e quanto ti rende ricca e forte il benessere sentimentale?
Si perché l’ ambito sentimentale influenza in negativo o positivo tutte le nostre relazioni.
Noi non siamo a compartimenti stagni come loro. Per noi la sfera emotiva è prioritaria, colpa forse del fatto che come addette alla riproduzione abbiamo sviluppato l’empatia, la comprensione, la pazienza… insomma, tutte quelle doti necessarie a non far frullare giù dalla rupe il cucciolo al primo pianto isterico.
Prendi coscienza che si sta profilando una guerra
Deve essere chiaro un concetto: la guerra richiede strategia, quindi impegno.
C’è un momento in cui ti troverai davanti alla scelta se perseguire lo scopo o meno. Allora prima di tutto ricorda che lo scopo non è quel uomo, ma il benessere sentimentale. Scopo della guerra non è vincere il trofeo, ma arricchire il tuo Stato. Inutile quindi armarsi per conquistare una città povera ed insignificante.
Abbi la consapevolezza che ad un certo punto ti viene richiesto di confrontarti in una battaglia.
Dopodiché, abbi la consapevolezza di combattere una battaglia.
Senza queste consapevolezze è come se passeggiassimo con un gelato su un campo minato: indifese e stupidamente pronte a saltare per aria per un niente.
Avere la coscienza di essere in guerra, di stare quindi consumando delle forze per un obiettivo deve guidarti verso un corretto impiego delle tue risorse.
La guerra bisogna saperla fare. Come l’amore…
Altrimenti sarai persa in un turbine di tattichelle defaticanti ossia quei comportamenti che si pongono in essere senza avere coscienza che si è in guerra e soprattutto, senza aver l’idea di come si faccia una guerra.
Il che fa la differenza tra un pagliaccio e uno stratega.
Dunque, chiediti, se sei in guerra, cosa potrebbero significare in “amore” il concetto di difesa e di attacco, di sconfitta e di conquista?
E soprattutto, qual è il limite tra la strategia e la naturalezza?
Su questo punto si gioca il vero talento dell’equilibrio tra la mente, il cuore e lo spirito, con cui concluderò queste riflessioni.